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SICUREZZA: Sindacati, ennesima mortificazione del Governo al personale del Comparto Sicurezza e blocco operatività

Il Consiglio dei Ministri di ieri ha approvato – contrariamente alle assicurazioni fornite dai competenti ministri e nonostante le ennesime operazioni di immagine con cui l’esecutivo tenta di rassicurare i cittadini preannunciando una sicurezza che, allo stato attuale, non potrà mai esserci sebbene ve ne sia una richiesta maggiore a causa dell’escalation criminale che sta minando i diritti fondamentali di ogni cittadino – una serie di provvedimenti che, oltre a mortificare ancora una volta gli uomini e le donne del Comparto Sicurezza, annullano l’operatività della funzione di polizia.

Prendiamo atto amaramente dell’estrema miopia anche di questo Governo che, al pari dei precedenti, considera la sicurezza dei cittadini e gli operatori del Comparto Sicurezza un costo e, in quanto tale, oggetto di tagli. Il tutto continuando a disconoscere nei fatti la specificità e la peculiarità del servizio di un così delicato settore chiamato a garantire la condizione imprescindibile per la civile convivenza, per lo sviluppo economico e per il mantenimento della stessa democrazia: la sicurezza.

Senza sicurezza, infatti, come dice anche la comunità europea, non può esserci ripresa e rilancio economico e sociale del nostro Paese.

Lo affermano in una nota i sindacati SIULP, SAP, UGL E CONSAP della Polizia di Stato, SAPPE E UGL della Polizia Penitenziaria, SAPAF E UGL della Forestale e CONAPO e UGL dei Vigili del Fuoco, insieme al COCER Guardia di Finanza, nella quale rappresentano la rabbia e l’amarezza di tutte le donne e gli uomini del comparto sicurezza che, ancora una volta, sono figli solo delle opposizioni ma orfani di tutti i governi, compreso quello attuale, anche se di larghe intese.

Apprendiamo, infatti – continuano i sindacati e cocer – che nonostante gli enunciati buoni propositi dei ministri interessati, il Consiglio dei Ministri con un atto di totale cecità ha approvato, tra le altre cose, anche la proroga fino al 31/12/2014 del blocco dei rinnovi contrattuali, degli automatismi stipendiali nonché del tetto individuale salariale per tutti gli appartenenti al comparto sicurezza e vigili del fuoco.

Questo significa – tuonano sindacati e cocer – paralizzare, di fatto, l’operatività della funzione di polizia in un momento così delicato per il Paese in cui i disordini di piazza sono e saranno sempre più frequenti e la coesione sociale sempre più minacciata.

Questo significa, in sostanza, che tutti i poliziotti, i finanzieri, i penitenziari, i forestali e i vigili del fuoco, assunti dal 1° gennaio 2011, poiché il tetto individuale è riferito al 31.12.2010, non potranno essere utilizzati in nessun servizio operativo a difesa della sicurezza e del soccorso pubblico dei cittadini italiani. Giacché per questi operatori il tetto individuale che non debbono superare è il loro stipendio e, pertanto, nessun impiego su strada è possibile per loro considerato che per tali impieghi operativi è prevista, per quanto misera, l’attribuzione di una indennità accessoria che farebbe superare il predetto tetto.

Nessuno creda alle bugie del governo che non ci sono soldi per la sicurezza dei cittadini, considerato che mentre si costringeranno migliaia di operatori a lavorare in ufficio, il governo ancora una volta sperpera 70 milioni di euro per impiegare i militari in compiti di sicurezza civile. Un vero e proprio obbrobrio in un Paese democratico. A meno che il governo Letta non ha deciso di militarizzare la sicurezza e l’ordine pubblico in questo Paese.

Noi poliziotti, finanzieri, penitenziari, forestali e vigili del fuoco diciamo NO alla militarizzazione della sicurezza e BASTA allo sperpero di denaro pubblico senza garantire il diritto fondamentale alla libera circolazione e alla sicurezza come si conviene in un Paese civile e democratico quale l’Italia dice di essere.

Per questi motivi i sotto indicati sindacati e cocer gdf proclamano lo stato di agitazione e, al fine di informare l’intera collettività e tutelare la dignità professionale dei lavoratori rappresentati, preannunciano azioni di mobilitazione con possibilità di vere e proprie manifestazioni di piazza qualora il governo non corregga il “tiro”.

Un segnale importante per gli uomini e le donne e per la difesa della sicurezza dei cittadini sarebbe la modifica del tetto individuale a quello di Amministrazione, poiché questo garantirebbe l’impiego di tutti gli operatori in funzione delle esigenze di sicurezza del Paese pur con i limiti di bilancio, e il varo di una legge delega, entro settembre, per il riordino delle carriere e del modello sicurezza di questo Paese che lo distanzi in modo netto dal modello militare della difesa che ha altri nobili scopi.

Se così non sarà, e la verifica sarà entro la fine di questo mese attraverso l’analisi dei testi approvati dal CDM di ieri, per il bene della sicurezza dei cittadini e per la democrazia del nostro Paese, non ci rimarrà che scendere in piazza.

Coloro i quali ci costringeranno a questa scelta ne dovranno rispondere al Paese ed ai cittadini oltre che agli operatori del comparto sicurezza e vigili del fuoco.

Attendiamo risposte immediate e concrete.

Lanci di agenzia

Sicurezza: sindacati, Governo miope, scenderemo in piazza

(ANSA) – ROMA, 9 AGO – “Prendiamo atto amaramente dell’estrema miopia anche di questo Governo che, al pari dei precedenti, considera la sicurezza dei cittadini e gli operatori del Comparto Sicurezza un costo da tagliare”. Lo affermano, in una nota congiunta, Siulp, Sap, Ugl e Consap della Polizia di Stato, Sappe e Ugl della Polizia penitenziaria, Sapaf e Ugl della Forestale, Conapo e Ugl dei Vigili del fuoco e Cocer della Guardia di finanza che, contro il blocco dei contratti e gli altri provvedimenti varati ieri dal Cdm, proclamano “lo stato di agitazione e preannunciano azioni di mobilitazione con possibilita’ di vere e proprie manifestazioni di piazza qualora il governo non corregga il tiro”.

Secondo i sindacati, il Governo “continua a disconoscere nei fatti la specificità e la peculiarità” di un comparto chiamato a “garantire la sicurezza, che è la condizione imprescindibile per la civile convivenza, per lo sviluppo economico e per il mantenimento della stessa democrazia”.

I sindacati rappresentano dunque “la rabbia e l’amarezza di tutte le donne e gli uomini del comparto sicurezza che, ancora una volta, sono figli solo delle opposizioni ma orfani di tutti i governi, compreso quello attuale, anche se di larghe intese”.

La proroga del blocco dei rinnovi contrattuali e gli altri provvedimenti, continuano sindacati e Cocer, porteranno a “paralizzare, di fatto, l’operatività della funzione di polizia in un momento cosi’ delicato per il Paese in cui i disordini di piazza sono e saranno sempre più frequenti e la coesione sociale sempre più minacciata”. E ciò avviene mentre “il governo ancora una volta sperpera 70 milioni di euro per impiegare i militari in compiti di sicurezza civile”.

Un vero e proprio obbrobrio in un Paese democratico. A meno che il governo Letta non abbia deciso di militarizzare la sicurezza e l’ordine pubblico”

P.A.: D’ALIA, RIPARTE A SETTEMBRE CONTRATTAZIONE SU NORME BLOCCO RETRIBUZIONI CONFERMATO PER IL 2014

(ANSA) – ROMA, 8 AGO – Ripartono la prima settimana di settembre le trattative sul rinnovo dei contratti per il Pubblico impiego, fermi da cinque anni. Lo annuncia il ministro per la Funzione pubblica, Gianpiero D’Alia, precisando che “è confermato il blocco delle retribuzioni per il 2014″, che vale 7 miliardi di euro “e non li abbiamo”. La contrattazione riguarderà la parte normativa, da integrare nel 2015 con il trattamento economico.

P.A.: D’ALIA, RIPARTE A SETTEMBRE CONTRATTAZIONE SU NORME (2)

(ANSA) – ROMA, 8 AGO – “La decisione del Consiglio dei ministri – afferma il ministro D’Alia – ci consente di aprire da subito i tavoli con i sindacati per i rinnovi contrattuali. Anche se riguarda per ora solo la parte normativa, questo ci mette in condizione di riprendere un circuito virtuoso di relazioni sindacali”. Questo circuito in passato “è stato purtroppo abbandonato – conclude il ministro – ed è stata una delle cause di demotivazione del personale pubblico. La riqualificazione della spesa pubblica non la possiamo fare se non abbiamo con noi il personale”.

P.A: SINDACATI, RIAPERTURA CONTRATTO NORMATIVO NON BASTA

(ANSA) – ROMA, 8 AGO – La riapertura della contrattazione per la sola parte normativa e’ un minimo passo in avanti, ma non basta. Lo affermano Rossana Dettori, Giovanni Faverin, Giovanni Torluccio e Benedetto Attili, segretari generali di Fp-Cgil, Cisl-Fp, Uil-Fpl e Uil-Pa, che in una nota congiunta, reclamano “impegni concreti, e soprattutto risorse”.

La riapertura delle trattative – spiegano – consentirà la ripresa del dialogo dopo 4 anni e di “affrontare in modo serio la regolamentazione di istituti giuridici che le recenti riforme avevano sottratto all’autonomia negoziale. I dati forniti dall’Aran stamane disegnano un quadro difficile per il lavoro pubblico, con metà dei dipendenti ultracinquantenni, la più alta media anagrafica dei paesi Ocse, e duramente colpito sul piano economico – spiegano i dirigenti sindacali -.

Non rinnovare il contratto e pretendere che questi stessi lavoratori, in condizioni così difficili, rendano efficienti e modernizzino le nostre pubbliche amministrazioni è quantomeno irrealistico. Il ministro D’Alia, a differenza dei suoi predecessori, sembra aver capito che nessuna riforma è possibile senza il confronto e la partecipazione dei lavoratori alle scelte organizzative. Ma la timidezza di questa e di altre iniziative del Governo non aiuta. Servono impegni concreti e soprattutto risorse”.

Scuola,Sanita’,Difesa ‘in rivolta’ per blocco contratti Sindacati lavoratori statali annunciano mobilitazioni e scioperi (di Manuela Correra) 

(ANSA) – ROMA, 9 AGO – I lavoratori statali di Scuola, Sanità, Difesa e Sicurezza sono ‘sul piede di guerra’ all’indomani del varo da parte del Consiglio dei ministri del regolamento che proroga fino al 2015 l’adeguamento delle retribuzioni, gli scatti di carriera e il rinnovo dei contratti. I sindacati di insegnanti e medici pubblici contestano la decisione e annunciano mobilitazioni, fino a possibili scioperi. Ed anche i sindacati del comparto Sicurezza preannunciano azioni di mobilitazione “con possibilità di manifestazioni di piazza”.

Una decisione, quella ratificata ieri dal Cdm, che avrà conseguenze economiche pesanti, come stima il sindacato Anief-Confedir: “Il blocco dei contratti – denuncia – farà perdere agli statali tra i 6mila e i 60mila euro. Si tratta di una grave perdita economica, stimabile in una cifra sino ai 6-7mila euro, ai medici che operano nel pubblico fino a 25mila euro e ai dirigenti statali anche di 60mila”. Da qui l’intenzione del sindacato di rivolgersi ai vari tribunali di competenza per impugnare la decisione del governo di bloccare stipendi e carriere dei dipendenti pubblici.

Forte la protesta del mondo della Sanità, con la minaccia di nuovi scioperi da parte del maggiore sindacato dei medici dirigenti, l’Anaao-Assomed: “I dipendenti del Servizio sanitario nazionale (Ssn) – ricorda il segretario nazionale Costantino Troise – hanno il contratto di lavoro bloccato dal 2009. L’attacco a ruolo e status dei dirigenti del SSN mina alle fondamenta la sanità pubblica”. Per questo, annuncia, l’Anaao “si farà promotrice di un autunno di ulteriori iniziative di protesta, non esclusi nuovi scioperi”. Sulla stessa linea Biagio Papotto, segretario generale Cisl Medici: “Attiveremo tutte quelle iniziative che vanno in difesa del ruolo e della professionalità “. Ed anche il segretario nazionale Fp-Cgil Medici, Massimo Cozza, afferma che il sindacato “valuterà al più presto le iniziative da prendere”.

Accesa pure la protesta che arriva dal mondo della scuola: “La Flc-Cgil è pronta alla mobilitazione contro l’ulteriore blocco del contratto nazionale, dei salari e degli scatti d’anzianità. Non siamo disponibili – afferma Mimmo Pantaleo, segretario generale – ad aprire alcun confronto se non si discute contemporaneamente di parti normative ed economiche del contratto nazionale. Il governo Letta – incalza – prosegue nell’umiliazione del lavoro pubblico. Il modo autoritario con il quale è stato deciso l’ulteriore taglio dei salari dimostra che non s’intende discutere seriamente e responsabilmente con le organizzazioni sindacali. Senza una inversione di rotta sarà un autunno caldissimo”. Protesta condivisa dal Movimento 5 stelle: “M5s farà tutto ciò che è in suo potere – afferma il Movimento – per impedire questa ennesima ingiustizia”.

Critiche al provvedimento arrivano pure dal Cocer dei Carabinieri e dell’Esercito, che annunciano “forme di dissenso”. E proclamano lo stato di agitazione preannunciando “azioni di mobilitazione con possibilità di vere e proprie manifestazioni di piazza qualora il governo non corregga il tiro” pure i sindacati del comparto Sicurezza: “Il Governo – denunciano – continua a disconoscere nei fatti la specificità e la peculiarità di un comparto chiamato a garantire la sicurezza, condizione imprescindibile per la civile convivenza’

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