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Questura di Taranto e Commissariati – Pubblica Sicurezza e sue criticità – “Piattaforma rivendicativa” della Segreteria Provinciale del SIULP di Taranto

Egregio Dottor Bellassai,

il SIULP Jonico, sebbene ha avuto già modo di conoscerla nel corso di recenti incontri ed avviato una proficua collaborazione, ufficialmente Le porge il benvenuto nella Città dei due Mari, per importanza secondo capoluogo pugliese, martoriato dalla questione ambientale ma allo stesso tempo avvolto dalle bellezze paesaggistiche che la natura gli ha reso.

(Introduzione).La comunità tarantina, è alla costante ricerca di una nuova coscienza sociale oltre che di un riscatto morale, ma paga un prezzo ancora troppo alto poichè si trova a dover fare i conti con la realtà e con quello che per anni, ed ancor ora lo è, ha costituito una sorta di “dannazione e redenzione”, dopo la costituzione negli anni 70’ della più grande fabbrica di acciaio d’Europa (una volta chiamato Siderurgico) che ha segnato un passo importante per lo sviluppo dell’economia non solo locale ma di tutto il paese, influenzando positivamente persino il valore del “PIL”.

Ecco che la necessità di mantenere inalterati i livelli occupazionali – giacchè il lavoro è un diritto sacrosanto sancito dalla nostra Costituzione – ha conflitto con gli interessi legati al ciclo produttivo ed economici di coloro che si sono avvicendati nella gestione dell’acciaieria; ovvio che l’impatto ambientale e l’inerzia degli Enti (regione, provincia comune) e pure di una politica “sorda o cieca”, per oltre 60 anni, non ha evitato la contaminazione di un territorio che per sua causa, ancor oggi, nel primato nazionale, semina morte sia tra gli adulti che tra i bambini.

L’area jonica, secondo i dati forniti dal Ministero della Salute, rientra tra le c.d. 44 zone più inquinate d’Italia mentre il referto epidemiologico evidenzia il maggior rischio di tumori correlato anche alle malattie professionali.

Taranto, infatti è prima in classifica, seguita da Torino e Napoli, per quanto attiene i decessi: 548 di essi denunciati tra il 2013 e il 2017 per tumori ai bronchi e mesotelioma, dati probabilmente destinati ad aumentare per il biennio 2018-2019 (fonte: INAIL).

Si ipotizzava già, come in presenza di una situazione grave come questa, prima o poi, sarebbe venuta alla luce una inchiesta; infatti nel 2013, vennero notificati gliavvisi di chiusura dell’indagine preliminare a 53 persone fra cui, il Presidente della Regione Puglia, alla proprietà Riva, all’Assessore regionale all’ambiente, al Sindaco, al Direttore dell’Arpa Puglia, ad alcuni deputati parlamentari e persino ad esponenti del clero e delle forze dell’ordine che rispondono a vario titolo per i reati ipotizzati dall’accusa.

Ne scaturirà uno dei più grossi processi della storia giudiziaria del nostro paese, denominato “Ambiente Svenduto”, procedimento penale che come a Lei noto, pende tutt’ora dinnanzi alla ex Corte D’Appello di Taranto e dove è depositata una interminabile lista di testi e di coloro che si sono costituiti parte civile.

(Ordine pubblico processo ex Ilva).Proprio in ordine alla questione procedurale, abbiamo motivo di ritenere che il processo perdurerà per parecchio altro tempo. A fronte di tale prospettiva, è necessaria una prima disamina – è già qui entriamo nel vivo delle nostre argomentazioni sindacali – dato che si garantisce un servizio di ordine e sicurezza pubblica presso l’aula bunker (dove furono celebrati i processi di mala degli anni 90’, oggi ristrutturata dalle opere pubbliche e allestita esclusivamente per la celebrazione del processo Ilva) atteso che il servizio, è a totale carico del personale della Questura, coordinato su due turni da un Funzionario di P.S., oltre alla quota dei Carabinieri. Tuttavia in una valutazione di merito e di ottimizzazione delle risorse, è apprezzabile la Sua recente decisione di ridurre le unità del dispositivo di sicurezza.

In ogni caso, l’Ordine Pubblico, è uno dei primi elementi che caratterizza il “carico di lavoro” degli operatori della Questura di Taranto che nello specifico, in minor quota hanno quale unica collaborazione, quella dell’Arma dei Carabinieri e non anche della Guardia di Finanza.

Partecipazione ai servizi di ordine pubblico: potrebbe essere il titolo di una relazione congressuale o un tema di un convegno. Non vorremmo avventurarci nella disquisizione che attiene il coinvolgimento di tutte le forze per il suo mantenimento, Guardia di Finanza compresa e benchè questa abbia specifiche attribuzioni in materia tributarie, all’occorrenza, “lex civatatibus”, deve poter concorrere nei servizi di O.P, cosa che francamente vediamo fare sporadicamente, benchè stia partecipando nei servizi esterni all’Hotspot.

Ancorché, un maggiore loro utilizzo, in una logica collaborativa, parallelamente all’impiego della forza concessa dal Ministero, potrebbe alleggerire la quota in seno alla territoriale, “risucchiata” in maniera ciclonica, esclusivamente dall’organico della Questura e talvolta persino dai Commissariati che già di loro, sono sofferenti sotto vari profili.

(Il peso dell’Ordine Pubblico rapportato alla pianta organica, alla media anagrafica, al recupero psico-fisico – Hotspot – Stadio – Arcerol/Mittal).  “Brutta storia”, direbbe alla sua maniera lo scrittore e conduttore Carlo Lucarelli nella consueta narrazione di una storia criminale. Noi sostituiremmo il termine “brutto” con seccante, antipatica storia.

L’Ordine Pubblico che anche sul territorio riproduce la cifra del nostro quotidiano impegno, giacchè completamente ancorato alla nostra conduzione e direzione, trova soluzione nell’impiego della forza concessa dal Ministero dell’Interno (Reparto Mobile) e come avrà già constatato – poiché le valutazioni di merito e le ordinanze sono figlie del suo management – ha come significativo quoziente d’impiego la territoriale che ingloba esclusivamente il personale degli Uffici e delle Divisioni e purtroppo non di tutte.

Già questo, è un primo dettaglio, atteso che in “apnea”, nonostante un consistente deficit di risorse umane, si continuano a considerare neutri o non inglobanti taluni uffici che per carità, come tutti,per quanto siano così incidenti e per quanto al pari di altri siano sovraccaricati di lavoro, non vengono mai impiegati in O.P., neanche nella più minima quota di rotazione, salvo sporadici casi. E per quanto possiamo avere rispetto di tutti – e ce l’abbiamo in maniera totale – crediamo sia pure inutile e imbarazzante, indicare quali di questi ne sono esclusi.

Nell’humus generale, questa “antipatica” situazione, da ormai troppo tempo, riproduce una sorta di malumore oltre che un forte senso critico da parte di quei colleghi e di quelle colleghe che invece, nell’arco della settimana lavorativa, in luogo delle loro attività ordinarie, svolgono più servizi di ordine pubblico, nella speranza che il dirigente del suo ufficio, non pretenda attraverso il solito insopportabile pressing (perchè taluni lo fanno !!) che si recuperi l’attività ordinaria lasciata in stand-by quando si va comandanti in O.P.

Il personale ci notifica spesso una sorta di accanimento e accusa talvolta uno sfiancamento. Di qui in avanti, porremo attenzione che ciò non avvenga o che sia ridotto ai minimi termini poiché come un vecchio detto recita, “la botte piena e la moglie ubriaca”, in questi casi non è possibile averla!!

Forse una disparità di trattamento e una certa insensibilità di chi, fino ad ora, ha continuato a considerare insignificante l’impiego in O.P. di tutti gli uffici. Oltretutto, questa situazione, probabilmente, poteva esser tollerata o sostenuta sino a qualche tempo fa, ma non più oggi, alla luce delle nuove emergenze e di un contesto generale che senza il necessario o insufficiente turn over, ha visto mutare paurosamente l’organico di una Questura e dei Commissariati, in alcuni casi ridotto di circa il 50%.

Se pur senza grossi stravolgimenti, andrebbe pertanto definita – a nostro sommesso parere – una rimappatura in ordine a tale impiego che dovrà ruotare tra tutti gli uffici, nessuno escluso, allo scopo di calibrarla al nuovo stato e alle future esigenze, onde evitare ulteriori sovraccarichi che sottopongano ad altro stress i nostri operatori e in modo da eliminare definitivamente quel brusio, per certi versi inevitabile e giustificato dalle ragioni fin qui spiegate.

D’altronde, l’ordine pubblico anche a Taranto, vive di momenti ciclici visto che la città sfolgora vari appuntamenti che hanno assunto un grande impatto sociale. Un capoluogo del Sud che starebbe investendo sulla cultura (meno sulla sicurezza) e ce la sta mettendo tutta per riemergere dal disagio e dalle devianza in cui versa da anni.

E ad ogni pianificazioni degli eventi, si ha la cifra di come sia necessario assicurare il mantenimento dell’ordine e della sicurezza pubblica, affinchè la comunità locale, si senta serena e al riparo dalle insidie atteso che è nostro dovere adoperarci affinchè ciò avvenga. Ma questo, nel rovescio della medaglia, è per noi ovvero per il professionista dell’ordine, non è uno sforzo ordinario atteso il contesto in cui si è chiamati a muoversi.

Si passa dai riti della settimana santa che richiama a se migliaia e miglia di persone, alla due giorni della festa di San Cataldo, il santo patrono venerato a maggio; il consueto appuntamento della festa del 1 maggio che richiama l’attenzione di tutto il sud Italia con un maxi concertone a cui partecipano star del panorama musicale italiano e si passa per la rassegna musicale internazionale del Medimex che già da due anni si volge a Taranto e anch’essa registra la partecipazione di migliaia di persone; allo “Spartan Race”, gara ad ostacolo più famosa al mondo che si svolge al Parco Cimino che richiama miglia di atleti professionisti e non, provenienti da tutta Italia e da varie nazioni europee e per finire, al maxi concerto di fine anno che si svolge la notte del 31 dicembre sulla Rotonda di Corso Vittorio Emanuele. Mentre a Martina Franca, come ogni anno, si svolge il Festival Internazionale della Valle d’Itria.

A ciò – ed è notizia di questi giorni –  si aggiunge un altro evento: a partire dal 2021, il mare di Taranto, ospiterà le tappe delle edizioni di “The Ocean Race” che è la piu grande regata velica del mondo. L’annuncio è stato dato durante la recente seduta del Consiglio Comunale di Taranto che ha approvato una maxi variazione del bilancio pluriennale 2019-2021 di 12 milioni di euro (4 all’anno) a cui si aggiungeranno 8,8, milioni per un totale di 20,8 che saranno coperti da un mutuo acceso con il Credito Sportivo.

Non vogliamo sostituirci alla ragioneria dell’Ente ovvero soffermarci alla questione economica sebbene questo annuncio, come cartina tornasole, è apprezzabile sul piano del risultato del rilancio culturale.

Ma una riflessione è d’obbligo: si appostano ingenti somme per progetti di questo tipo, quando poi nulla o poco viene investito o destinato in bilancio per la “urban security”. Evidentemente non è questa la priorità degli amministratori, visto che si starebbe attendendo ancora l’assunzione di un numero sufficiente di Vigili Urbani, un argomento delicato che affronteremo più avanti. E francamente, è questo un grosso paradosso oltre che una disarmante contrarietà.

Per tornare alla invocata rotazione del personale nei servizi di ordine pubblico, vi è anche da dire che fuori dall’art.12 A.N.Q. (esenzione dai servizi serali e notturni per coloro che abbiano compiuto i 50 anni di età ovvero con una anzianità di almeno 30 anni), istituto che a livello locale intendiamo rivederlo – in attesa tra l’altro di ridiscutere e ridefinire le regole del nuovo Accordo quadro (che avverrà subito dopo l’approvazione del contratto di II^ livello che dovrebbe essere imminente), crediamo come nel tessuto organizzativo dei nostri uffici, si annidi ancora il “furbetto di turno”.

Lui o Lei, si celano dietro la pseudo esenzione dai servizi esterni avallata non si sa bene da chi, quando poi in realtà, vi sono persone con una serie di problemi, in alcuni casi anche seri se non gravi (e taluni dirigenti mostrano indifferenza anziché adottare forme di tutela totale o parziale), i quali vengono però considerati alla stregua di tutti gli altri, pertanto perennemente impiegati.

E dato che sono esse questioni strettamente private e delicate, laddove ne riceveremo mandato dal nostro iscritto-associato, chiederemo al Sig. Questore in via riservata un incontro perché ancora non si comprende cosa sia la “sindrome di burnout”.Invitiamo un po tutti a documentarsi visto che Il SIULP, ne parla da diversi anni e sull’argomento partecipa a tavoli istituzionali e tavole rotonde, giacchè questa è una delicatissima materia che a livello ministeriale, probabilmente si continua a sottovalutarla, quando invece le statistiche ci restituiscono dati impressionanti sui suicidi nelle forze dell’ordine e nelle forze armate.

Sempre nell’ambito dell’impiego in O.P., per far fronte alle continue emergenze ed esigenze soprattutto negli avamposti come i Commissariati in cui la carenza di personale è più accentuata, registriamo un continuo ricorso all’istituto del cambio turno, e sarà questo uno dei primi dati che confronteremo nella prossima Verifica e Confronto relativamente agli artt. 5 e 19 dell’A.N.Q. insieme a quelli dell’aggiornamento professionale poiché registriamo ancora diverse discrasie che rischiano di sconfinare nelle procedure di contestazione.

Ancor più se il management, in alcuni casi, in maniera distorta, obbliga il personale a caricarsi del secondo cambio turno in una settimana – e speriamo non vi sia pure un terzo – pur sapendo che ciò palesa una grave violazione contrattuale di cui il medesimo potrebbe essere non solo diffidato bensì portato a rispondere dinnanzi alle autorità pretorili del lavoro.

E già questo costituisce un primo elemento di valutazione, visto che nel ragionamento generale è necessario valutare sempre alcuni fattori che seppur comuni a tutti gli uffici di Polizia, ci danno la cifra del nostro quotidiano lavoro quanto per la Questura tanto nei Commissariati, atteso che sono essi rappresentati non da giovani allievi della Polizia di Stato ma da gente che in molti casi ha superato abbondantemente i 54, 55, 56 anni. E presso gli uffici di specialità, è ancora peggio.

Ecco che bisognerà considerarel’età anagrafica la cui media si attesta intorno ai 50 anni, i carichi di lavoro, il recupero psico-fisico, le condizioni personali e familiari, stati patologici e lo stress correlato, il tutto rapportato all’organico che è sotto di circa 120 unità.

Non si può tra l’altro non considerare l’aspetto fisiologico: un conto è supportare un servizio serale e notturno o in generale una qualsiasi attività esterna o che richiede prestazione a straordinario all’età di 20 anni, altra cosa, è farlo a 30 e 40 e altra ancora è da 50 in su, visto che il fisico ad ognuna di queste fasce di età, risponde in maniera diversa.

Prima ancora di essere e sentirci Poliziotti, siamo esseri umani e come tali già abbastanza sfiancati, spremuti direi. La robotica non ci appartiene, tantomeno disponiamo di un “tasto reset”: basta pigiarlo e magari tutto torna come prima.

Non è questo il gioco del monopoli o dell’oca ma è una questione maledettamente seria per la quale anche il Dipartimento ci mette di suo. Infatti sebbene sono apprezzabili gli sforzi che sta compiendo per giungere all’assunzione di nuovi polizotti con un turn over che raggiungerà la soglia del 100%, almeno in una provincia come la nostra che conta circa 200 mila abitanti, di anno in anno, vediamo distanziarsi il progetto di potenziamento fatto alla meno peggio secondo una statistica che francamente non condividiamo. Il ricorso poi agli aggiustamenti interni incorpora la c.d. coperta che allungandola da una parte si accorcia dall’altra. Ergo, siamo sicuri che si sta facendo la cosa giusta?

Le scelte della Parte Pubblica se pur necessarie (sic!) ma ricadenti esclusivamente su una mobilità del personale interna e senza magari attendere i trasferimenti in entrata disposti ciclicamente dal Dipartimento, da una parte potrebbero pure portare ad un potenziamento di quel settore mare, dall’altra ad un depotenziamento di quell’ufficio da cui sono state attinte le risorse. Echeggia nelle nostre orecchie quella famosa e vecchia canzone di Salvi: “quella macchina là, spostale da là e mettila quà…” .

Vero è che i recenti 15 trasferimenti in entrata disposti dal Capo della Polizia in ordine al piano di potenziamento, come numero intero, rappresentano si una cifra più o meno accettabile ma è al di sotto delle aspettative. Meno apprezzabile come le stesse saranno distribuite, al punto che rispetto alla pianta organica e alle immediate e future uscite del personale, rendono questo potenziamento quasi neutro e poco efficace: 2 unità in entrata a luglio, 8 unità (5 effettivi e 3 allievi) per il prossimo ottobre e i rimanenti 5 ad aprile 2020. Di che parliamo!?

Vi sono poi da considerare i pensionamenti; i dati in nostro possesso ci dicono, comparando solo i due anni pregressi (e ci fermiamo ad essi poiché sarebbe drammatico comparare i dati, ad esempio, dell’ultimo quinquennio) ci restituiscono il seguente dato ovvero che 18 operatori sono già andati in quiescenza nel 2018 e che 15 tra pensionamenti  e dispensa per fisica inabilità, ne andranno quest’anno.

Il numero comprende esclusivamente coloro che anno già fatto istanza di pensionamento per il raggiungimento dei limiti di età, senza quindi contare coloro che potenzialmente, avendo già maturato o starebbero per maturarlo a breve, il quoziente – riferito alla legge Fornero – necessario per la pensione di anzianità, potrebbero da un momento all’altro ovvero da un mese all’altro decidere di fuoriuscire dall’amministrazione.

Orbene, è in questo contesto che si muove la nostra risorsa umana ed è con questi parametri che va effettuato il calcolo nell’ottica della migliore ottimizzazione del personale.

(Hotspot).Sulla questione del centro di accoglienza temporaneo, dedicheremo gran parte delle nostre osservazioni e critiche.

Ai vari servizi di O.P., si aggiungono quelli svolti in questo centro, sebbene nell’ottica della ottimizzazione delle risorse umane, è apprezzabile la Sua recente decisione di svolgere all’interno solo due turni (7/13 e 13/19), in luogo del precedente turno in quinta, mentre rimangono inalterati gli altri servizi svolti dal contingente di rinforzo con ripristino del protocollo ordinario solo in caso di emergenza.

Nella medesima ottimizzazione, laddove Lei abbia a valutarla positivamente, potrebbe essere utile rinnovare la richiesta al Dipartimento – sebbene lo stesso pare che sia già espresso – in ordine all’aggregazione di un autista da affiancare all’Ispettore di turno aggregato per i servizi all’Hotspot. Registriamo sul punto talune difformità tra una provincia ed un altra in cui insistono i medesimi centri di accoglienza, poiché, lo stesso ufficio ministeriale, in alcuni ambiti l’autorizzerebbe in altri invece no.

E visto che parliamo di Hotspsot, è inevitabile la denuncia in ordine alla constatata mancanza di condizioni igieniche-sanitarie in particolare per i servizi igienici in uso alle colleghe ed ai colleghi che espletano i turni.

Una situazione precaria, grave, inaccettabile, poco dignitosa per chi come noi, deve garantire la sicurezza del centro ma anche per chi è ospite dello stesso centro, poiché per noi, la dignità umana, non ha confini, colori e gerarchie sociali.

Tale precarietà è anche figlia di una gestione discutibile da parte di chi, fino ad ora ha amministrato il centro. Strano che le passerelle politiche ed i giri di valzer delle commissioni parlamentari che in tutto questo tempo si sono succedute, non abbiamo mai messo in risalto le forti criticità del centro.

I vari governi, hanno speso e spendono fiumare di parole in odine al contenimento della spesa pubblica ed è starno anche il fatto che nessuno di essi, enti locali compresi, si sia mai preoccupato di tirare la linea e contabilizzare il totale delle spese per la gestione dell’Hotspot di Taranto anche per comprendere quanto denaro gira intorno ad esso e di come vengono spese queste somme; e che non abbia ancora percepito il “business” ovvero l’effetto speculativo che si è sviluppato in ordine alla gestioni dei profughi chiedenti asilo politico (alloggiati) affidato a società (o giù di li) oppure ad associazioni dal profilo più imprenditoriale che umanitario e su cui non spetta certo a noi, in prima battuta, svolgere le dovute verifiche, bensì al Prefetto.

E nella spesa, non posiamo non considerare che la Ragioneria di Stato, certifica a bilancio l’enorme costo per l’ordine pubblico assicurato dal personale delle forze dell’ordine, impiegato anche all’Hotspot.

Tuttavia, apprendiamo che la Prefettura di Taranto, ha aperto una nuova gara per l’affidamento dell’appalto dei servizi di gestione e funzionamento, ma a quanto pare, per il momento, il servizio non è stato affidato ad alcuno poiché sembrerebbe che in seconda battuta, la gara sia andata deserta.

Veda Dr. Bellassai, e lo diciamo come dato storico e anche con profonda amarezza; ma ogni volta che accostiamo una qualsiasi questione all’Hotspot, accusiamo i “crampi allo stomaco” così persistenti che neanche il miglior antidolorifico riesce ad attenuare lo spasma sindacale di cui siamo affetti sin dalla sua originaria creazione.

Difatti, la sua acceleratissima apertura, virulentemente, l’abbiamo dovuta ingerire come “olio di ricino” e senza che al suo processo iniziatorio vi fosse stata la minima partecipazione del sindacato (e già questo, da RLS quale sono, costituisce di per sé un fatto grave e che non ha precedenti nel nostro ambito territoriale) dal punto di vista della Legge 81/90 – essendo il centro una articolazione del nostro luogo di lavoro, ragion per cui il nostro datore di lavoro nella sua quota parte, ne ha la responsabilità in materia, considerando poi che le precedenti gestioni hanno tra l’altro omesso un consulto preventivo e un confronto che seppur non di natura negoziale, sarebbe stato opportuno svolgerlo.

Già in quella fase, sempre dal punto di vista della citata 81/90, si poteva persino rasentare un deferimento giudiziario, ancor prima di una contestazione di ordine amministrativo ed è questa la ragione per la quale,  da qual momento in poi, sulla sicurezza dei nostri posti di lavoro, abbiamo alzato un pò più le nostre antenne; e non a caso, al nostro interno abbiamo nominato un Coordinatore che ha competenze regionali, consulente ed esperto in materia che presto potrà farà visita anche a Taranto.

Sempre all’Hotspot, solo in seconda battuta, abbiamo avuto la possibilità di farci porta voci di un malessere riportato fin anche al Medico Competente ed insieme agli RLS, abbiamo promosso – ma a cose fatte – una serie di “infruttuosi” sopralluoghi. E questa è storia!!!

La scelta di portare a Taranto l’Hotspot, secondo noi è infausta. Una decisione calata dall’allora leadership governativa e che anche il Questore dell’epoca, ad onor del vero, dovette ingerirla di notte mentre il Prefetto di allora ne aveva ricevuto probabilmente le prime indicazioni non divulgandole, ragione per la quale, quest’ultimo non si guadagnò la nostra piena approvazione.

Lo diciamo si con forte senso critico ancorché, la nostra organizzazione sindacale, non ha mai avuto remore nel denunciare determinate questioni, soprattutto quando si rischia di compromettere la salute, il benessere e la serenità del personale.

Non possiamo evidentemente sottacere al fatto che a diversi metri da qui, oltre alle fumanti ciminiere dello stabilimento ex Ilva, quasi sulle teste di chi nel centro di accoglienza ci lavora o viene temporaneamente ospitato per le procedure di legge, si elevano i nastri trasportatori che dai vicinissimi parchi minerari si estendono sino alla banchina dell’attiguo porto mercantile.

Macchinari che di certo, non trasportano le profumatissime essenze orientali o i caratteristici tulipani olandesi e nemmeno le incantevoli sete provenienti dal Giappone, bensì, attraverso il nastro, si movimenta il famoso carbon coke che va a finire negli alti forni per produrre l’acciaio. Parchi, (e avrà sicuramente notato che per la sua copertura è in costruzione una gigantesca opera ingegneristica) da cui pervengono le famosi polveri sottili che hanno causato e causeranno patologie tumorali e morte, e noi ci lavoriamo accanto.

Basterebbe osservare le tensostrutture interne, dove l’originario colore del bianco ha dovuto impetuosamente lasciare il posto al rosso acre del polverino rinvenente dal vicinissimo stabilimento siderurgico, spinto dal vento di ovest. Si ha una idea di dove tale polverino vada a terminare? Forse nei bronchi? Certo che SI.

Ecco che siamo a chiederci, cosa ancora spinge la politica, le istituzioni e le amministrazioni locali a tenere in piedi questo sistema. Sebbene nel rovescio della medaglia, l’Hotspot, ha portato l’ufficio di ragioneria del Ministero dell’Interno, a ricalcolare i fondi da assegnare per l’effettuazione delle attività a straordinario emergente (c.d. 3° basket) che dal punto di vista contabile, consentono di inglobare in maniera meno apprensiva il totale in quota alla Questura di Taranto. Ma la salute dell’operatore di Polizia, di cui ne è responsabile il nostro datore di lavoro, è però argomento di tutt’altra importanza e richiede valutazioni urgenti!!!

Siamo stati tentati tante volte dal denunciare la questione a quei canali che si rilevano a volte più potenti e più dirompenti di altri. Dopo che una nostra nota Siulp, approdò nella discussione di una seduta del Consiglio Comunale, fummo contattati dalle redazioni di due noti palinsesti televisivi del servizio pubblico e privato affinchè ci concedessimo in una serie di interviste che però, preferimmo non farle allo scopo di evitare strumentalizzazioni politiche e un probabile sconto con i c.d. “poteri forti” a cui non eravamo e non siamo mai stati affiliati, ancorché il Siulp, non ha “governi amici” ma governi con i quali confrontarsi.

E’ una confidenza che non abbiamo mai fatto a nessuno, giacché la nostra componente sindacale, affronta, denuncia e si rapporta su argomenti di una certa rilevanza che talvolta approdano nei canali giusti e di ben altra portata.

Varie volte, tra l’altro, siamo stati tentati dal chiedere un’interrogazione parlamentare e anche qui, abbiamo fino ad ora (poi vedremo in seguito) preferito una linea meno eclatante benchè altri prima di noi, lo avevano già fatto (Cocer della Marina Militare).

Nel frattempo, però, abbiamo assistito ad un debordamento, laddove il centro, nella emergenza del momento, ha funzionato ai massimi regimi e a ritmi vertiginosi e dove i colleghi e le colleghe sono stati chiamati a svolgere un’attività impegnativa e “stressante” che ci auguriamo non abbia più a ripetersi, dato che talvolta era certo l’orario di inizio ma non quello di fine servizio e dove nello sforzo di tanti, abbiamo voluto considerare la straordinarietà del momento e non altro, atteso che le “illiceità contrattuali” riferite agli istituti disciplinati dall’A.N.Q., ma anche per la condizione del recupero psico-fisico, sarebbero potute approdare nelle aule di un tribunale di lavoro ancor prima di una nostra diffida all’amministrazione.

Non sappiamo cosa realmente accadrà di qui in avanti e ci auguriamo che lo sbarco di qualche giorno fa, avvenuto sulle coste della marina di Manduria di 70 pakistani introdotti al centro e smistati con richiesta di asilo, possa rappresentare non un campanello d’allarme di cui iniziarsi a preoccupare (poiché è la prima volta che si registrerebbe uno sbarco sul nostro litorale) ma solo un un fatto sporadico, occasionale, in cui i consueti scafisti del malaffare, già identificati ed arrestati, probabilmente si sono ritrovati sulle nostre rive, solo per aver calcolato male la rotta.

Il Ministero dell’Interno, confermerebbe che dal 1 gennaio, sono entrati 1425 persone a fronte dei 10.817 arrivate nel nostro paese dal 1 gennaio al 24 maggio 2018 e per la prima volta il numero dei rimpatri, supererebbe quello degli arrivi.La stessa fonte, aggiornata al 24 maggio u.s., asserisce che sono diminuiti gli sbarchi dell’86,00% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

Ma il Siulp, vuole mantenere un atteggiamento cauto poichè bisogna tener conto di due preoccupanti fattori: se da un lato l’arrivo dell’estate rende fisiologico un aumento dei flussi migratori (e lo stiamo vedendo in questi giorni), da quanto apprendiamo anche dalla stampa, vi sarebbe un ritrovato attivismo da parte delle navi dell’ONG oltre che vi è una persistente crisi militare a Tripoli.

Vi sono poi le tensioni che le stesse ONG starebbero creando, accusate di pirateria nelle acque del mediterraneo. Bisognerà tra l’altro tener conto anche dello scenario politico per la tenuta dell’attuale Governo dopo il risultato delle recenti consultazioni europee e e dove prossimamente si potrebbe giungere al voto di fiducia alla Camera. La situazione non è in equilibrio come sembra.

Ecco che da un minuto ad un altro, nonostante le decisioni del nostro Governo, si potrebbe creare un’accentuazione del fenomeno con risvolti sull’ordine e sicurezza pubblica nei vari centri di accoglienza e non solo, a cui siamo chiamati a rispondere, sebbene il nostro Ministero, a quanto pare, starebbe studiando un piano per contrastare eventuali aumenti.

Infatti, nonostante i numerosi annunci fatti sui porti chiusi (a parole!), assistiamo al fatto che sulle nostre banchine continuano ad arrivare i migranti, vedasi lo sbarco di un paio di giorni fa a Pozzallo, atteso che vi sono poi alcune istituzioni del posto che operano diversamente dalle indicazioni ministeriali e che i paesi dell’U.E, non collaborano come dovrebbero nella questione dell’accoglienza dei profughi. Questioni che ci fanno pensare al peggio (?)

(Stabilimento Arcerol Mittal Italia). E’ un “congegno ad orologeria” che non sai mai quando potrà conflagrare e non solo per l’impatto ambientale di cui si discute in ogni angolo e che spesso confligge con una coscienza e una coesione sociale.

Quando si affronta il tema ex Ilva, ci si imbatte in una serie di punti, legati fra loro da un filo sottile che per una ragione o per un’altra potrebbero spezzarsi in ogni momento giacché essi comprendono: le future strategie aziendali, il piano industriale, l’andamento della produzione, la crisi di mercato, i livelli occupazionali ed i parametri entro cui per legge ci si deve mantenere per non inquinare e tutte le varie situazioni che da anni pesano sulla salute pubblica, prospettate tanto da liberi e pacifici movimenti cittadini, quanto dai professionisti o liberi professionisti del settore e quanto ancora dallo stesso Dipartimento di Prevenzione della Salute e dell’ARPA.

Tutto ciò, ha la sua influenza sul tessuto sociale e và già bene che di fronte a qualche recente intemperanza e a fronte di eclatanti proteste (vedasi l’ultimo corteo anti Ilva) almeno per ora, si è riusciti a contenerle grazie al nostro servizio d’ordine. Ma la situazione rischia di divenire incandescente da un momento all’altro.

Sembrerebbero esse, questioni slegate dal nostro operato o non proprio vicine alle nostre attività, ma basterebbe invece una qualsivoglia situazione ovvero anche l’urtante dichiarazione dell’azienda o dei sindacati siano essi confederali o autonomi o ancora talune prese di posizioni dei diversi comitati o movimenti creatisi per la difesa dell’ambiente e della salute pubblica o di aree più estreme e antinserruzionaliste o vicine ai centri sociali, oppure per qualsiasi provvedimento preso dalla Autorità Giudiziaria giacché ad essa giungono una serie interminabile di denunce in materia ambientale, per spostare l’asticella in un verso o nell’altro con riflessi immediati sull’andamento e mantenimento dell’ordine pubblico (esperienza del passato docet).

Sebbene la situazione è ben monitorata dal personale della DIGOS – è passato così poco tempo da quando – per mesi e mesi abbiamo dovuto sopperire ad una serie di spossanti turni in quinta che hanno compreso le attività di informazione e preventive, di vigilanza, di monitoraggio e di ordine pubblico dedicate al complesso sistema dell’area siderurgica; turni per i quali si rendeva necessaria anche l’aggregazione di personale proveniente da varie regioni, poiché risultava insufficiente l’impiego del nostro, e questo deve darci da subito l’idea di cos’è Taranto e ripetiamo di quale prospettiva, improvvisamente si può concretizzare.

Il Dipartimento della P.S., nelle sue articolazioni (Servizio Ordine Pubblico e Sala Situazioni), ha chiesto alla Questura di Taranto, il massimo monitoraggio e uno scambio fitto di informazioni, oltre al fatto che nelle medesime articolazioni, la DCCP, da quanto ci risulta, attenziona il nostro Capoluogo e le dinamiche ad esse collegate, molto di più di quanto ci si possa immaginare e a giusta ragione ne pretende un’attività preventiva e all’occorrenza anche info-investigativa.

Attività che non sono solo legate alle situazioni chi si innescano o sono già in essere all’ex Ilva, ma anche per tutta una serie di questioni, dato che la città ingloba importanti obbiettivi sensibili e di attenzione da parte dello Stato oltre al fatto che si è insediato un Hotspot da cui trasmigrano soggetti per i quali, alla luce dell’allarme europeo terroristico è necessario tenere alta la nostra attenzione attraverso più stingenti attività da parte della Digos.

Allarme che – è bene sottolinearlo – non è affatto cessato!! Ecco le ragioni per le quali, la DCCP, pretende il massimo monitoraggio sulle varie situazioni che insistono sul nostro territorio, propedeutiche ai fini informativi ed investigativi rispetto ad una banca dati nazionale ed internazionale e attraverso il continuo scambio di dati, ci viene chiesto di tenerla costantemente aggiornata ai fini della sicurezza nazionale e per la difesa interna della nostra Nazione.

Una attività formale, paziente e “silenziosa” che ingloba capacità intuitive e di comprovata esperienze nel settore, ragion per cui, ogni management che si insedia alla guida della Questura di Taranto, alla luce di tale disamina – ci permettiamo di suggerire – prudentemente, dovrà concedersi in talune decisioni che mirano ad una progettualità a medio e lungo termine – che così come la stessa Direzione Centrale ci indica – dovrà essere improntata al rafforzamento della risorsa umana e non, invece, di depotenziamento di uffici particolari come appunto la Digos.

E’ necessario fin da ora, includere e formare le prossime leve future, giacché il personale della stessa Digos, ed è questo un dato comune a molti altri uffici, è composto da operatori la cui media anagrafica supera abbondantemente i 50 anni di età, al netto della significativa cifra di coloro che in uno stretto range di massimo due anni, andranno in pensione oltre a coloro che ne sono già andati senza un turn over equivalente.

Ci permettiamo di osservare come le delicate questioni in ultimo trattate, non ci  danno solo la dimensione di ciò che – indipendentemente dalle indicazioni che ci pervengono dal Direzione Centrale – sarebbe utile pianificare, ma rappresentano un dato di riflessione sia in ordine ad una futura progettualità per non farci trovare impreparati ai vari appuntamenti e alle sfide che ci attendono per il futuro; ma abbiamo anche la sensazione di come – a fonte delle esigenze per il mantenimento dell’ordine e sicurezza pubblica collegate al citato “congegno ad orologeria” qual è Arcerorl-Mittal, possa il management associare ad esso e ad egli, un percorso di cui – tanto per essere chiari – l’Autorità Nazionale, ne valuta un avanzamento professionale oppure il contrario.

Evidentemente, non si comprende ancora bene l’entità e la portata di queste questioni. Tra l’altro, di recente – a proposito della cennata asticella – il Ministro dell’Ambiente Sergio Costa, dopo le richieste del Sindaco di Taranto e successivamente all’audizione tenuta in Commissione ambiente alla Camera, ha dato l’ok per l’emanazione del provvedimento di riesame dell’AIA – Autorizzazione di Impatto Ambientale.

Per di più, nei giorni scorsi, a proposito dell’asticella a cui prima si faceva cenno, Arcelor-Mittal Italia ha comunicato ai sindacati che a seguito delle condizioni critiche del mercato che ha provocato un rallentamento della produzione da 6 a 5 milioni di tonnellate di acciaio, dal prossimo 1 luglio, scatterà la cassa integrazione per 1400 operai che durerà fino a ottobre salvo successiva proroga e questa decisione ha provocato già le prime reazioni sia del Ministero dello Sviluppo Economico davanti al quale, all’atto della presa di possesso da parte del colosso franco-indiano, era stato invece firmato un accordo per il reintegro di 10.770 dipendenti ex Ilva di cui 8220 solo a Taranto e che alla luce di questo nuovo annuncio non viene rispettato e anzi stride con il citato accordo . Questa cosa starebbe preoccupando non poco sia i lavoratori che gli stessi sindacati.

Tutto questo per dire – a proposito della asticella – che quando si parla di Arcerol-Mittal, quello che un minuto prima si pensava non potesse realizzarsi, un minuto dopo, diventa invece possibile, atteso che lo stabilimento in Città, nel bene e nel male, ha sempre condizionato tutto.

Una situazione che quindi da un momento all’altro, potrebbe portare a ben altri scenari in cui è possibile che si scateni – come già accaduto – una conflittualità tra azienda e sindacati i cui riflessi, influirebbero sempre su quel famoso gioco di equilibrio che attiene il mantenimento dell’ordine e della sicurezza pubblica, sebbene la Digos, con l’esperienza e professionalità acquisita nel settore, continua ad avere un monitoraggio costante della situazione ed è in grado di prevenire eventuali fenomenologie sociali.

Ecco perché, nell’evenienza, è necessario farsi trovare pronti e di certo non giova a nessuno arrivarci con un personale sfiancato o spossato dall’attuale organizzazione del lavoro e dai carichi che essa comprende.

(Servizio di O.P. allo Stadio). Nella cifra dell’ordine pubblico vi è anche il servizio alla Stadio Jacovone che si garantisce quando il Taranto calcio, disputa le partite del campionato di serie D, seguite da una tifoseria ultras che per quanto non ben omologata a gruppi della estrema destra o della estrema sinistra, risulta essere una tifoseria abbastanza energica, vigorosa, fin oltre la soglia della intraprendenza, problematica sotto certi versi, tanto da essere costantemente attenzionata dai componenti della Squadra Tifoseria in seno alla Digos che svolge un ottimo lavoro di monitoraggio e dallo stesso Ministero.

Tra l’altro, il numero dei Daspo emessi dalla Autorità ci restituiscono la dimensione di come si muovano ed agiscano gli ultras locali.

Per accostarci alle questioni di preminenza più sindacale, è bene osservare che la quota d’impiego domenicale della territoriale che appunto lavora in soppressione del riposo settimanale, spesso è anche quella che viene impiegata nei servizi di O.P. infrasettimanali.

Insomma per ribadire che per questi servizi come per altri, si impiegano colleghi e colleghe degli uffici che in ogni caso, è bene tener conto che devono far fronte in primis al loro (in)stabile lavoro; non abbiamo un apposito nucleo – quello che nei tempi andati – veniva catalogato come “Nucleo di O.P.” e non sappiamo, se sarai mai possibile conformarlo, attesa la cronica carenza di organico.

(Sicurezza Urbana). Questo è un tema che per il Siulp Jonico costituisce il punto cardine delle proprie rivendicazioni. Una questione molto sentita tra il personale dell’U.P.G.S.P. che probabilmente vede in noi, l’espressione concreta per risolvere una forte criticità che oggettivamente, nel silenzio più assoluto di altre componenti sindacali che guardano dal davanzale, rivendichiamo da oltre un paio di anni e per la quale, ce lo lasci dire, non sempre abbiamo constatato un reale e fattivo impegno da parte delle Istituzioni che solo in alcuni sporadici casi, in maniera fittizia, hanno dato una parvenza di interessamento e francamente alla fine abbiamo avuto l’impressione che si volessero “mettere a posto le carta”, e non altro.

La Sicurezza Urbana, per l’Ente locale invece, non è sembrata essere una priorità; evidentemente stenta a rendersi conto (o finge) della reale portata del problema e di come questa questione sia strettamente collegata ad un contesto cittadino di in un capoluogo di 200 mila abitanti con un tasso delinquenziale significativo.

Non vogliamo portare alla evidenza il resto dei particolari anche perché, a giorni Le invieremo una nota che abbiamo predisposto per il neo Prefetto di Taranto e per la Segreteria del Ministro degli Interni ed in cui rapportiamo per intero ogni questione anche alla luce del rilevamento degli incidenti stradali che ci sembra la nota più dolente.

Tra l’altro, Lei ha già preso contezza del problema e ci ha fornito rassicurazioni in merito anzi crediamo come da parte sua, sia stato avviato un proficuo interpello con le parti in causa. Ma è necessario un ulteriore scatto di reni e giacchè si è fatto portavoce come Autorità Provinciale di P.S., apprezziamo molto la sua “energia” e il suo interesse che “affossa” una mancata sensibilità di chi fino ad ora, sul problema si è invece defilato o si è impegnato al di sotto delle proprie possibilità e potenzialità, mentre il Siulp di Taranto, andava avanti (e va ancora tutt’ora) dritto come un treno Freccia Rossa.

Abbiamo però l’impressione che nelle nostri soli mani, vi sia un “cerino” che nel rimpallo di talune competenze e ruoli, passa dalla Volanti alla Polizia Stradale e viceversa, poiché mentre noi scriviamo e parliamo, fuori di qui, si continuano a registrare tali criticità.

Una Stradale, e ne ha contezza anche Lei, che opera al di sotto del 50% delle sue possibilità e che, come si sul dire “è ai piedi di Cristo” – sebbene non osiamo mischiare il sacro al profano – poiché risente di una fortissima contrazione degli organici.

Una situazione ancor più paradossale della prima, per la quale, sempre e solo il Siulp Jonico, neanche a dirlo, nei mesi scorsi, ha aperto una vertenza denunciando la questione ai vertici compartimentali e dipartimentali. E su questa situazione, nei prossimi giorni, “ritorneremo a bomba” e crediamo che ne avrà contezza anche la S.V.

Non vorremmo che si creasse una guerra fra poveri ovvero un insano conflitto di interessi e questo, non deve rappresentare un problema di cui si deve far carico in via esclusiva la Polizia di Stato!!

Riteniamo anzi lo ribadiamo per l’ennesima volta che il punto cruciale e focale, è una compartecipazione reale e non fittizia della Polizia Locale soprattutto nell’ambito dell’antinfortunistica stradale!! Solo una significativa cooperazione tra forze di Polizia e la municipalità, potrà portare ad alleggerire l’attività della Squadra Volante – già ben satura e compressa da una serie di servizi.

In questo contesto, prima o poi qualcuno rischia di farsi male, atteso che le Volanti – nella loro incolpevole incompetenza in materia di polizia stradale e senza i necessari equipaggiamenti, continuano a rilevare gli incidenti persino sulle strade extraurbane. Senza contare poi del danno che viene fatto al cittadino, quando ad egli si sottrae una originaria e peculiare funzione, più volte rimarcata dal Capo della Polizia che nel merito ha anche emesso particolari indicazioni rivolte quanto ai Questori tanto ai Prefetti (e noi ne custodiamo le circolarti di riferimento): prevenzione, controllo del territorio, repressione dei reati, pronto intervento cittadino.

Ebbene, dato che vediamo in Lei, l’espressione giusta e più alta per dirimere la questione (e il Siulp camminerà al sui fianco), per tutte le ragioni su esposte ed in ordine alla necessità di rafforzare la sicurezza cittadina, la Segreteria Provinciale del Siulp di Taranto, su espresso mandato ricevuto dal suo Direttivo svoltosi in data 13 giugno 2019 che ha deliberato nel merito, chiede espressamente che il Sig. Questore di Taranto nell’ambito delle facoltà conferitegli dalla Legge 121/81, si faccia promotore di una richiesta al Sig. Prefetto affinchè istituisca nel più breve possibile un TAVOLO ISTITUZIONALE. Parallelamente, questa Segreteria Provinciale, rinnoverà la richiesta anche al Prefetto di Taranto.

Nella consapevolezza, però, che non partiamo proprio da zero: da più di un decennio le Volanti di Taranto, dopo le ore 20.00, svestivano i panni da tutori della sicurezza indossando i panni di agenti di polizia locale, in quanto qualunque sinistro accorso in città, in statale o strada provinciale, richiedeva il nostro intervento poiché i vigili urbani, per mancanza di personale osservavano un orario che escludeva i turni serali e notturni.

Dopo una serie di incontri istituzionali documenti dal Siulp e come detto di denuncie fatte  anche a mezzo stampa, la nostra O.S., è riuscita a sensibilizzare gli amministratori locali riuscendo ad addivenite ad alcune soluzioni e attraverso una fitta interlocuzione con il Comando della Polizia locale, sensibilizzato in merito, otteneva una copertura per il rilevamento dei sinistri, sino alle ore 23.30.

Ma come detto, non è stato ancora raggiunto il vero obbiettivo poiché è necessario far fronte a risorse aggiuntive e ricorrere ai fondi della sicurezza pattuiti nella Conferenza dei servizi tra Stato, Regioni ed Enti locali che prevedono tra l’altro l’assunzione di nuovi vigli da incorporare nel più breve tempo possibile in modo da proiettarli sul territorio a rafforzo di quei pochi che operano per strada. Ecco il vero obbiettivo. La città ha bisogno di municipalità!!!

Posti di controllo: Vi è poi una altra questione che vorremmo disquisire con Lei, in maniera ordinata e anche sul piano del ragionamento e della riflessione, suggerendo in via costruttiva, eventuali soluzioni alternative.

Attiene alle recenti disposizioni che Ella ha impartito al Dirigente delle Volanti in ordine alla esecuzione dei posti di controlli durante il turno di servizio.

Non siamo a porre una critica nell’ambito della operatività di questo servizio anche se a volte, le “critiche siulpine” nella forma e nella sostanza, hanno un fondamento costruttivo e non altro.

Semmai vorremmo trattare pacatamente con Lei l’argomento, rappresentandole il fatto che lo stato attuale, porta  a mantenere su strada, rispetto al passato, una numerica di 3, massimo 4 volanti a turno, oltre la fatto che come già si accennava in precedenza, le stesse sono già ben oberate da tutta una serie di attività e di servizi ovvero ben ”stressate” dalla continuità e ciclicità dei turni e soprattutto dei turni notturni (una componente non da poco).

Inoltre, l’attuazione di tali protocolli riduce al minimo l’efficacia e la capacità degli interventi oltre che la sicurezza stessa degli operatori che in caso di emergenza, sono chiamati a cooperare gli uni con gli altri, rispondendo validamente e appunto efficacemente in ordine ad un pericolo imminente e agli allarmi di tutti i giorni, dove è possibile che si richieda l’intervento di più volanti, vedasi risse, rapine e violenti liti in famiglie solo per citarne alcuni esempi.

Atteso poi che nella misura in cui quella Volante è statica, un’altra si dovrà sobbarcare il pronto intervento che la volante del posto di controllo, avrebbe dovuto fare nella sua zona di competenza.

Francamente a noi, anche in termini di sicurezza dell’operatore, non sembra questa una soluzione felice. Tra l’altro, a memoria di chi come me proviene da quel settore avendone fatto parte circa 20 anni fa, vi è da dire che un protocollo del genere, poteva essere adattabile più al contesto di allora meno che a quello attuale; parametrato cioè a quando la Questura, esprimeva sul territorio, dalle 8 alle 10 volanti a turno e in tal caso, sebbene pure raramente, veniva fatta staccare una volante per il posto di controllo. Ma in ogni casi e per ogni evenienza, vi erano ben altre 8, 9 di esse e non le esigue volanti di oggi che appunto lavoravano in assoluta sicurezza e con più efficacia.

Perché non pensare a posti di controllo solo diurni, svolti dalle SIT? In siffatta maniera le Volanti si adopererebbero e risponderebbero al meglio per il pronto intervento. Oppure potremmo suggerire un intervento progettuale (il c.d. “piano strade sicure”) che dopo la richiesta rivolta al Ministero, coinvolga personale delle forze armate (esercito) da poter utilizzare nelle vie cittadine anche nell’ambito dei posti di controllo mobili così come è già in essere in molte città del Sud.

Attribuzione Ticket turnisti. Da anni i colleghi della squadra volante di Taranto ed i turnisti in generale non riescono a consumare un pasto caldo, poiché la mensa di servizio si trova presso la Caserma Doria, situata in corso Italia, una delle vie più congestionate della città, sia in orari mattutini coincidenti con l’uscita dalle scuole, sia in orari serali poiché confinante con note arterie in cui è solito fare shopping.

La nota dolente è anche rappresentata dal parcheggio pressoché assente, sia all’interno della caserma che fuori da essa poiché a mala pena i posti disponibili, bastano per i colleghi del Reparto Mobile.

Attualmente, sia la distanza della mensa di servizio dalla Questura, sia i suoi orari di apertura, mal si coniugano con gli orari d’impiego dei turnisti che sempre più spesso non hanno la possibilità di essere agevolati per la consumazione, come da norma contrattuale, del primo o del secondo ordinario, poiché vi sono tempi ristretti che non consentono sempre in maniera consona di portarsi negli spogliatoi ed indossare la divisa (tempi di vestizione) e montare di servizio, rispettando gli orari.

Alla luce delle recenti circolari del Capo della Polizia che ha disciplinato in maniera diciamo più larga ma anche più “serena” e più consona a talune esigenza, l’attribuzione del ticket e anche alla luce di soluzione già adottate in tal senso, ad esempio dalla Dirigenza compartimentale della Polfer di Taranto che elargisce il ticket ai turnisti ma anche di molte altre provincie che hanno lo stesso identico problema (vedasi ad esempio Napoli), siamo a chiderLe un inclusione per i turnisti che da troppo tempo non hanno pasti degni di tale nome

Movimentazione interna del personale.E’ questa una questione che costituisce e contribuisce a tenere vive talune aspettative professionali e tiene alto il morale dei colleghi allorquando si soddisfano le loro esigenze contemperate a quelle dell’amministrazione. Diversamente il collega mostrerà demotivazione e frustrazione. Un humus non da poco, su una materia che richiede da parte del management, trasparenza, equità, pari opportunità, e serietà da parte di chi con troppa leggerezza o troppa autoritarismo, talvolta affronta una delicata questione soprattutto quando di mezzo vi sono problemi di famiglia e di salute.

Il Siulp, in tutti questi anni ha profuso il massimo sforzo per tenere in equilibrio certi meccanismi che in taluni casi, si si sono sfalsati, in danno di tanti operatori che magari da anni e anni, ben stritolati dai turni, sono ancora lì che aspettano una mobilità a domanda ed una più idonea sistemazione che renda più armoniosa la loro qualità di vita.

Ecco che non tratteremo mai questa materia come una qualunque, bensì porremo tutta la massima attenzione, affinchè la mobilità interna del personale, sia improntata a criteri che nell’alveo della procedura amministrativa di cui alla legge 241/90, rispondano a: prima di tutto anzianità del collega, permanenza in quell’ufficio o settore, data della sua istanza, aspettative professionali, problematiche varie ovvero di famiglia e/o di salute.

La priorità è sulle Volanti e nelle Sale Operative, giacchè è in esse che si svolge un attività più disagiata, più dispendiosa e più stressante.

Orbene, mai vorremmo vedere che i nuovi arrivati, scalcino o scavalchino percorsi e criteri già ben definiti, approdando con il bene placido della parte pubblica ed in maniera facile e maldestra, in uffici che invece vi è da rispettare una certa gerarchia anagrafica o tutte gli altri criteri prima citati benchè il tutto è sempre rimesso alla decisione del nostro amministratore.

Crediamo, non sia necessario aggiungere altro, benchè su questo argomento, nella nostra chiarezza, trasparenza e fermezza, il Siulp non farà sconti.

(Commissariati).La situazione dei Commissariati è disastrosa. Dedicheremo più in là, una disamina più appropriata anche perché in essi si commettono una serie di violazioni dell’A.N.Q. Sono commissariato che come avrà già avuto modo di notare, sono in sofferenza per la mancanza cronica di personale. Vi sono realtà come Manduria ove a causa di un esiguo numero di personale, la dirigenza stenta persino a mandare in ferie i colleghi per il recupero psico-fisico. Attendiamo poi da anni, la nuova sede del Commissariato di Manduria e anche qui a breve approfondiremo con Lei l’argomento, poiché è lecito chiedersi a che punto sono le procedure già ampiamente avviate ma ora probabilenmnte arenate.

(Servizi interni alla Prefettura)Scorriamo verso un altro argomento, sul quale auspichiamo abbia anche Lei a riflettere dato che si fa sempre più fatica a reperire il materiale umano che crediamo non va tolto ai servizi esterni e del territorio per destinarli  servizi che non hanno certamente la medesima prerogativa e priorità!!

Invero – e ce lo lasci dire anche con un pizzico di (sana) polemica – i Prefetti, anziché protendere per la sorveglianza di palazzo ovvero per i servizi di guardiania all’interno della Prefettura (sebbene ci si affretti a definirli in maniera diversa adducendo alla pantomima che essa è una articolazione del Ministero dell’Interno), così sottraendo al territorio un numero di Agenti necessari per la sicurezza cittadina, dovrebbero concentrarsi proprio su di essa, atteso che anche un numero non necessariamente cospicuo di operatori “distolti” da servizi di tutt’altra portata (e la prevenzione, il controllo del territorio e l’ordine pubblico ne rappresentano i capisaldi) può rendere irreversibile o critico il sistema di per se già compromesso, come detto,  da una crisi degli organici che non ha precedenti nella storia.

L’impersonale – a nostro parere – utilizzo di uomini in divisa che per 3 volte a settimane, sotto mentite spoglie, fungono da “guardiani del faro” nei corridoi del Palazzo al tempo eretto da un duce, sebbene non abbiamo ben capito quale “infame o pericolosa minaccia incomba”, riproduce – sempre secondo nostro modesto parere –  una vanagloria di chi, questi servizi li pretende, rispetto anche ad un inusuale protocollo che così raramente ha visto un impiego del genere protratto nel tempo, per quanto noi possiamo essere rispettosi dell’autorità di governo, e infatti lo siamo.

(Telescriventi – Soppressione ministeriale della MIC)Semmai, sempre nell’ottica di un recupero di risorse umane da convogliare in settori e uffici dello stesso segmento, più bisognevoli della Questura o posti all’interno del Commissariato Borgo anch’egli ridotto malissimo sul piano dell’organico – vorremmo capirne qualcosa di più rispetto alla permanenza o meno di operatori all’interno della c.d. sala telesciventi sita nei locali della Prefettura, poiché abbiamo appena appreso (e rimaniamo alquanto stupiti di una situazione che francamente ci era sfuggita) che nonostante le disposizioni ministeriali dicano altro, sulla fascia dalle 08.00 alle 21.00, pare continui a permanere un nostro operatore tecnico di polizia che deve adoperarsi nell’ambito di una attività di cui hanno titolo e competenza specifica solo gli addetti della stessa Prefettura e non anche i poliziotti che in tale circostanza, parrebbe si sostituiscano a loro. E non sappiamo bene in ordine a quale preciso disposto oppure chi ha potuto o voluto “forzare”, pretendendo ciò. Anzi capiamo chi possa averlo fatto!!

Ergo: nel merito, le circolari ovvero le disposizioni impartire dal Capo della Polizia con le quali si ordinava la loro chiusura, ecc…ecc., qui da noi, si osservano? Oppure il Capo della Polizia, che potrebbe essere ignaro di ciò, a Taranto ha derogato? Vorremmo sbagliarci su tutto e magari aver compreso male, oppure la questione è già stata sanata in queste ultime settimane, ma risulta necessario accertarlo e crediamo come il Questore di Taranto, non avrà alcuna remora a farlo a che perché il recupero di questi operatori tecnici, potrà giovare in un rimpiego presso gli archivi informatici della Questura e per gli aggiornamenti e protocolli del sistema Mipg, in totale abbandono e in piena crisi pre mancanza di operatori addetti!!!

Orbene sono queste le nostre rivendicazioni per le quali attendiamo una consulto, un confronto, una sano e proficuo approccio da parte del Dr. Bellassai, Questore di Taranto al quale rinnoviamo i nostri auspici.

Nel porgerle un distinto e cordiale saluti saluto, il Siulp di Taranto, chiede di pianificare un incontro con la S.V., al quale parteciperà oltre al sottoscritto anche il nostro membro della Segreteria Regionale.

Il Segretario Generale Provinciale

Antonio Digregorio

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