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IL CICLONE: “NO alla chiusura selvaggia dei presidi della Polizia di Stato. Giù le mani dalla sicurezza dei cittadini

Corre l’obbligo rimarcare una questione che il SIULP, sindacato maggioritario, aveva già denunciato nel corso dell’anno. E’ in arrivo un “ciclone” che non attiene ad una perturbazione meteorologica ma riguarda la chiusura selvaggia di oltre 253 uffici di Polizia. Un “colpo di mano” predisposto dal Dipartimento della P.S. che di fatto vuole stravolgere l’assetto delle specialità di Stradale, Ferroviaria, Postale e Frontiera oltre che di alcune nostre unità speciali poste a baluardo della sicurezza dei cittadini.

Nella Provincia Jonica, secondo tali tesi, sarà soppressa la Sezione della Polizia Postale, all’avanguardia nell’azione di prevenzione e contrasto della criminalità informatica e specializzata nell’attività investigativa di web-intelligence e la Squadra Nautica che garantisce il controllo di una così estesa area marina per porre soccorso ai natanti e prevenire e contrastare diversi reati, in particolare quelli legati all’immigrazione clandestina.

L’attività di pattugliamento, sarà riservata alla Guardia Costiera, e per certi versi è pure condivisibile. Ma c’è qualcosa che a noi non torna: qualcuno ci spieghi il perché, le nostre pilotine verranno “radiate” mentre quelle di altri corpi (Arma e G. di F.) continueranno ad essere utilizzate nelle attività di competenza, fino a prima svolte anche dalla Polizia di Stato.

Sul punto, Questore e Prefetto, Autorità Provinciali di P.S., si sono espressi a favore della loro chiusura senza tra l’altro specificarne i motivi e senza considerare che il piano, costituisce per il territorio una grave perdita per la qualità e la professionalità che tali operatori esprimono.

Riteniamo questa, una pianificazione scellerata, priva di ogni fondamento e illogica tanto che nel corso delle recenti riunioni svolte a livello ministeriale, tutte le organizzazioni sindacali del nostro Comparto, all’unanimità hanno contestato il progetto sia nel metodo che nel merito.

Tra l’altro, il piano di chiusura, NON è assolutamente legato ad una decisione del Governo, al risparmio dei conti pubblici ovvero alla Spending Review, il chè sarebbe pure prevedibile attesa la situazione di crisi. Ma cosa riserverà il futuro se al piano proposto dal Dipartimento della P.S., si aggiungesse anche un progetto di razionalizzazione, questa volta proposto dal Governo. Di questo passo che fine farà la sicurezza visto che i cittadini di volta in volta si vedranno privare il loro territorio dei presidi di legalità ?

E mentre da una parte, il Dipartimento vorrebbe dare corso al suo piano, dall’altra, si continuano a celebrare le aperture di nuove stazioni di altri corpi, mantenendo inalterati persino presidi con poche unità. Nell’equilibrio dei pesi e contrappesi, si percepisce soltanto un taglio netto verso alcuni nostri presidi e, a mala pena, una “limatina di unghie per tutto il resto”.

Ecco perché il SIULP, massima espressione sindacale di tutto il Comparto Sicurezza, ritiene fondamentale, prima di ogni affrettata decisione, analizzare e pianificare la riorganizzazione nell’ambito di un tavolo di Coordinamento Nazionale presieduto dal Ministro dell’Interno e dagli alti vertici che dovrà coinvolgere anche le altre Forze di Polizia, quanto meno quelle a competenze generale come l’Arma dei Carabinieri.

Si deve tener conto delle duplicazioni e dell’organico attuale della Polizia di Stato che da 106 mila unità, nel giro di poco, è sotto i 95 mila, prossimo ad attestarsi ad 80 mila unità. Certo, è impensabile che si debba “conservare”, ad esempio, un posto di Polizia Ferroviaria che magari conta più di 20 unità, in una stazione dove a mala pena si ferma un solo treno…. Ma è enigmatico come, a fronte della chiusura di oltre 250 presidi di P.S., vi sono al nostro interno ben 19 Direzioni Centrali che non sono state minimamente sfiorate da questo progetto.

Per quanto ci riguarda “non ci può essere libertà e sviluppo senza la sicurezza”. Un binomio rilevante e irrinunciabile.

Ci chiediamo allora, dov’è la politica, dove sono le istituzioni. Da esse, su tale questione ci aspettiamo una presa di posizione, uno scatto di reni che potrà consentire di mantenere il livello di sicurezza da tutti auspicabile. Potrà risultare foriero proporre un o.d.g. nei rispettivi consigli comunali e provinciali, poiché la sicurezza è patrimonio irrinunciabile di tutti. Tra l’altro, chi mai potrebbe impedirgli una interpellanza parlamentare ?

Il nostro sindacato quale massimo esponente, vuole essere interprete delle istanze dei poliziotti e dei cittadini e per questo si farà portavoce verso le massime autorità: Parlamentari Jonici, Presidente della Regione Puglia che è “garante” di tutte le provincie pugliesi, Sindaco e Presidente della Provincia di Taranto e Autorità Portuale.

Dal passato, traiamo alcuni risultati. Ricorderete come anni fa, si voleva sopprimere il Reparto Mobile di Taranto che all’epoca era solo un distaccamento. Ma la dura presa di posizione del SIULP, di tutti i sindacati di polizia ed una forte mobilitazione della politica, fece sì che tale Reparto non venne chiuso e anzi diventò reparto autonomo.

Và detto che nell’ottica della criminalità locale, si registra una forte ripersa nelle attività illegali da parte di gruppi criminali animati da misure espansionistiche. La scarcerazione preventiva di personaggi di spicco, l’aumento di manifestazioni intimidatorie legate anche a fenomeni estorsivi e la pericolosa minaccia desumente dai conflitti a fuoco di recente avvenuti per le vie della città, ci consegnano un quadro entro cui, non ci è permesso adempiere al “progetto suicida” che vede coinvolta anche la città di Taranto.

Per cui, non possiamo permetterci di arretrare o di perdere un solo presidio o un solo professionista ad esso legato, attesa la cronica mancanza di organico, ora attestata a 120 unità in meno, senza considerare che in provincia la situazione non è assolutamente migliore dato che i tre Commissariati sono ormai al collasso. Questo ci dà il senso di come le strategie della sicurezza e il modello ad essa annessa, risultino talvolta “debilitati”.

Certo, a trentatré anni dalla nostra riforma (Legge 121), le esigenze del Paese impongono una nuova campagna di riforme dell’apparato della sicurezza. Ma è anche tempo, di ragionare nell’ottica di un progetto di più ampia portata che tenga conto del vero coordinamento tra le forze di polizia e di una reale unificazione di alcuni corpi.

Abbiamo bisogno di azioni positive che rilanciano il territorio martoriato da tutte quelle questioni di ordine economico, sociale ed occupazionale che immancabilmente, riflettono sul piano del mantenimento della sicurezza e dell’ordine pubblico. Nell’ambito di un sistema e di una considerazione più generale, l’indebolimento della sicurezza sul proprio territorio, non consegna ad esso, una sana prospettiva di sviluppo.

Per questa ragione, diciamo NO alla chiusura dei presidi: giù le mani dalla sicurezza dei cittadini.

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