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G8: Siulp, dibattito parlamentare segua principio di emancipazione giuridica e non onda emotiva

Siamo certi, anche per il lavoro sinora svolto, grazie alla loro sensibilità e conoscenza della specificità della funzione delle Forze di polizia, con tutti i gruppi parlamentari, con il responsabile della Consulta Sicurezza del P.D. On.le Fiano e, in primis, con il Presidente della Commissione Giustizia della Camera dei Deputati On. Donatella FERRANTI, che il dibattito che si aprirà in aula a Montecitorio sarà caratterizzato dal principio dell’emancipazione giuridica del nostro ordinamento, nel rispetto dei concetti espressi nella convenzione sottoscritta dall’Italia nel 1984 e non dall’onda emotiva scaturita dalla sentenza della Corte di Strasburgo in merito ai fatti della Diaz.

Lo afferma Felice ROMANO, Segretario generale del SIULP in una nota a commento della sentenza della Corte per la tutela dei diritti umani.

Prevedere un’aggravante specifica per tutte quelle condotte che, per dolo intenzionale, infliggono ad una persona dolore o sofferenze forti al fine segnatamente di ottenere da essa o da terza persona informazioni o confessioni, costituisce il giusto risultato di garantire sia la democrazia e la tutela degli individui che fanno parte di quella società democratica ma anche la necessità di mantenere, nei soli casi espressamente previsti dalla legge, la potestà dell’Autorità di fare uso della forza quando deve contrastare una violenza nell’interesse e per la tutela dei singoli cittadini, della collettività e delle stesse Istituzioni democratiche.

Questo equilibrio, indispensabile per tutelare i diritti dell’uomo ma anche per rafforzare la democrazia, rappresenta la conditio si ne qua non della vera sfida di tutte le democrazie avanzate per garantire sicurezza e libertà che sono e devono restare le due facce della stessa medaglia.

La previsione di un’aggravante specifica che punisca siffatti comportamenti in ogni ambito del nostro vivere quotidiano, oltre che soddisfare la convenzione dei diritti umani risponde, altresì, all’esigenza di punire allo stesso modo anche tutti quei comportamenti altrettanto gravissimi, violenti e lesivi della dignità umana, quali quelli previsti nella convenzione delle Nazioni Unite sull’eliminazione della discriminazione razziale e quelli contenuti nella Dichiarazione sull’eliminazione della violenza nei confronti della donna, accordi questi che pure sono stati sottoscritti dallo Stato italiano.

Ecco perché, conclude Romano, siamo certi che il Parlamento saprà dare la giusta risposta a tutte le esigenze in campo avendo la convinzione che in uno stato democratico l’ago della bilancia tra sicurezza e libertà sarà sempre nel centro anche se con un occhio di riguardo alla libertà.

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